Gradara

Pesaro - Urbino
Castello di Gradara

6 motivi per visitare
Gradara​

Gradara è una porta straordinaria che introduce in un luogo fuori dal comune. Borgo di confine a pochi passi dalla Romagna, immerso nelle colline ma prossimo all’Adriatico, da secoli rappresenta l’ingresso magico dalle terre del Nord verso le Marche, un varco che conduce in un’altra dimensione temporale.

Quando si varca la porta dell’orologio, ingresso principale al Castello, la percezione del presente svanisce. Le lancette dei due grandi quadranti posti in cima alla torre sembrano ruotare all’indietro, catapultando il visitatore nel cuore pulsante del Medioevo.

La via principale del borgo si stende ripida, riecheggiando ancora lo scalpiccio dei cavalli. Il percorso conduce alla maestosa Rocca, un tempo abitata da signori e soldati, teatro di vicende storiche e amori tragici che sono diventati materia di poesie immortali.

Ai lati della via e lungo i vicoli a spina di pesce, le botteghe mostrano le ceramiche tradizionali, mentre le osterie cucinano con dedizione i prodotti della vita rurale. All’interno delle imponenti mura, i sapori del territorio contribuiscono a confondere dolcemente la percezione del tempo.

Il confine tra ieri e oggi è reso labile dagli abitanti di Gradara, che custodiscono con orgoglio un passato leggendario. Attraverso abiti storici e spettacolari rievocazioni che animano il borgo, la storia non è solo un ricordo, ma un’esperienza collettiva e vibrante.

Questa capacità di conservare l’anima della storia e di valorizzare un patrimonio architettonico unico ha portato Gradara ai vertici dell’eccellenza turistica nazionale, ottenendo nel 2018 il prestigioso titolo di “Borgo dei Borghi”.

L'imponente Rocca

Il simbolo di Gradara, tesoro fortificato

Castello di Gradara

Gradara da sempre si identifica con la sua Rocca. Protetta dalla cinta muraria, la roccaforte che per secoli ha difeso dinastie nobili e famose è il nucleo storico ma vivo dell’abitato circostante.

 

Il mastio, il torrione principale, domina dai suoi quasi quaranta metri d’altezza l’intera valle circostante. Fu eretto nel XII secolo dalla famiglia De Grifo, a cui sarebbero poi succeduti i Malatesta.

 

La Rocca, ora di proprietà demaniale, ha subito vari interventi nel corso della sua lunga storia.

 

Alla struttura originale furono apportati ampliamenti e modifiche sotto il dominio dei Malatesta e degli Sforza. In particolare Giovanni Sforza, in occasione del matrimonio con la giovanissima Lucrezia Borgia, figlia del terribile Papa Alessandro VI, aggiunse due ali al cortile interno e uno scalone d’onore per accedere alle sale del piano nobile.

 

All’interno del guscio forte e minaccioso della fortezza, dopo aver varcato il ponte levatoio, si scopre un frutto gustoso di arte e bellezza.

Castello di Gradara

Gli interni si caratterizzano infatti per la presenza di mobili antichi, disseminati per stanze dal nome evocativo che oltre ad affreschi di prestigio regalano scorci stupendi dalle finestre che si affacciano sulla rigogliosa natura del San Bartolo.

Castello di Gradara

Passando per stanze private e presidi di soldati, si accede alla famosa Camera di Francesca.

 

Al suo interno, oltre ad un letto a baldacchino, si trova la botola che si dice fosse il passaggio usato per le incursioni amorose di Paolo, che qui avrebbe trovato la morte con la sua amata, trafitti dalla lama vendicativa di Giangiotto.

 

Nella stanza compare anche la replica di uno splendido abito di scena cucito dalla stilista Alberta Ferretti che riproduce quello indossato da Eleonora Duse, amante e musa di D’Annunzio che la volle nel ruolo di Francesca da Rimini nell’omonima tragedia.

 

Non mancano nella Rocca opere d’arte di alto valore tra cui spiccano la pala d’altare di Giovanni Santi, padre del grande Raffaello, e la pala in terracotta invetriata di Andrea Della Robbia, all’interno della cappella.

Castello di Gradara

Amor, ch'a nullo amato amar perdona

Gradara città dell’amore

L’amore è stato cantato da schiere di poeti nei secoli, rappresentato in ogni modo e ambientato ovunque. Eppure, “è in quel paese che siede tra Romagna e quel di Carlo” (Dante nel Purgatorio, per alludere alle Marche) che si svolge quella che è forse la più grande e struggente tra le storie d’amore.

 

 

È il Castello di Gradara il teatro dove si sarebbe consumata la tragica vicenda di Paolo e Francesca, resa immortale dai versi vergati da Dante Alighieri nella sua Commedia.

 

 

I fatti sono reali: Francesca da Polenta, figlia di Guido Signore di Ravenna, viene data in sposa allo sciancato Giovanni Malatesta, detto Gianciotto, in un matrimonio di interesse volto a consolidare il legame tra le due casate.

 

 

Francesca è costretta a piegarsi, ma vive una storia clandestina con Paolo, fratello affascinante e cortese di Giovanni, tra le mura della Rocca dei Malatesta, a Gradara, dove Giangiotto passa solo di rado, impegnato nel pesarese ad espletare i suoi compiti politici. 

 

Ma un giorno i due vengono scoperti, e Giovanni li giustizia a fil di spada.

 

Dante sublima la storia nella poesia. Il V canto dell’Inferno è dedicato alla storia dei due innamorati. Il trittico di terzine principiate dall’anaforico Amor rimane a distanza di secoli uno dei massimi vertici della poesia. 

 

 

Dante condanna l’adulterio dei due, ma persino nella tempesta infernale li ritrae inseparabilmente uniti. La Rocca e tutta Gradara sono immerse negli echi di quei versi. 

 

 

Nel verde che circonda la cinta muraria la passeggiata degli innamorati offre un itinerario romantico da fare mano nella mano tra i suoni della natura e gli splendidi panorami. 

 

Tatto, vista, udito, ma anche olfatto: una start up dell’Università di Camerino ha creato, con cura filologica e usando prodotti locali, due fragranze dedicate a Paolo e Francesca, create per abbinarsi alla loro personalità rispettivamente decisa e dolce, che possono combinarsi per dare vita a un terzo profumo, che unendo i due aromi ricrea la magia dell’abbraccio che nemmeno la morte ha spezzato.

I luoghi del culto e della cultura

Tra santità e crudeltà

Chiesa di San Giovanni Batista a Gradara

Nei borghi antichi le campane suonavano regolari, diffondendo le rassicuranti note che scandivano a intervalli regolari la giornata. A Gradara due campane suonano in due luoghi tanto diversi ma altrettanto legati alla sua storia, sacra e profana. 

 

Nel Museo Storico, una campana in miniatura vibra solo se la si colpisce nel punto giusto con una monetina. Se il gong arriva, la tradizione vuole che il visitatore avrà grande fortuna. 

 

La campana è l’ultima tappa di un museo che ripercorre alcuni degli usi più tristemente tipici di un’epoca in cui la violenza era il primo modo di risolvere una contesa. 

 

Accanto a un’esposizione di vecchie armi, tra cui macchine da lancio e catapulte in scala, troviamo anche un compendio di fedeli riproduzioni di strumenti di tortura, che venivano utilizzati per costringere a parlare anche il più onorevole dei cavalieri, fatto di fruste, picconi, letti di Procuste e cinture di castità puntute. 

Oltre alle armi, dal Museo si accede anche ad un tratto delle tante grotte che serpeggiano nel sottosuolo di Gradara. Questi cunicoli erano usati per difendersi dalle continue battaglie ma anche per celebrare i riti pagani che la Chiesa aveva proibito. 

 

Ed è proprio una chiesa, quella di San Giovanni Battista, situata sotto la Rocca, che ospita l’altra campana, questa volta tradizionale, che può essere suonata dai visitatori che possono così calarsi nei panni di un vecchio sacrestano. 

 

Di origine antichissima, varcata la facciata trecentesca troviamo al suo interno uno splendido crocifisso ligneo la cui particolarità risiede nel gioco prospettico con cui il volto è realizzato. 

 

Spostandosi da destra a sinistra attraverso tre postazioni accuratamente indicate, sembra infatti che inizialmente il Cristo sofferente possa proferire ancora alcune parole per poi passare a uno stato di fatale agonia, raggiungendo infine un’espressione di pace nel sereno riposo della morte. L’autore di questa bellissima opera, voleva forse racchiudere, modellandola nel legno levigato, la sacralità e il mistero della Trinità cristiana.

Museo Storico Gradara

Il cammino di ronda

Le mura castellane e i magnifici paesaggi

Ci sono modi di fare le cose che abbiamo dimenticato, modi di apprezzare la vita che possiamo ricavare dal passato, fare nostri e usare per goderci meglio ogni attimo.

 

Uno di questi modi è passeggiare in luoghi splendidi come Gradara con i passi cadenzati, calmi, regolari, in sincronia col proprio respiro: il passo uniforme e controllato che i soldati avevano durante i loro cammini di ronda, lungo i quasi ottocento metri di possenti mura che circondano Gradara.

Cammino di Ronda Gradara

Un cammino che è possibile ripercorrere, almeno in parte, ancora oggi, tra torrette di controllo, feritoie e merlature, che passo dopo passo si aprono su spettacoli abbacinanti.

 

Lungo questo perimetro sopraelevato la vista può abbracciare distanze inaspettate, tanto da raggiungere San Marino o la Rimini dei Malatesta, l’azzurro cristallino dell’Adriatico o le verdi distese del Parco del San Bartolo, che lambisce il comune di Gradara. 

Cammino di Ronda Gradara
Cammino di Ronda Gradara

Si può continuare questa marcia rigenerante anche scendendo dalla ruvida pietra e passando per una delle porte laterali del borgo, per raggiungere i vari sentieri che si snodano intono alla Rocca, o sedersi all’ombra delle foglie del Giardino degli Ulivi, oggetto di ricerca per la rarità del loro particolare ceppo.

 

Gradara è anche centro di educazione ambientale, votato alla difesa e alla valorizzazione del proprio patrimonio naturale, che in poco spazio racchiude una vasta varietà di specie arboree, pronte ad essere illustrate dalle competenti guide a disposizione. Lo spettacolo non è solo a terra però: mentre si passeggia nel verde, può capitare di sentire versi decisi provenire dal cielo.

 

Se si alza lo sguardo, d’estate è possibile ammirare gli splendidi volteggi di aquile e falchi del Teatro dell’Aria, centro di falconeria che offre magnifici spettacoli di quest’arte venatoria tanto diffusa nel medioevo, basata sulle capacità predatorie degli eleganti uccelli rapaci.

Teatro dell'aria a Gradara

Gradara città del gioco

La storia si fa spettacolo

Rievocazione medievale a Gradara

Quante persone nei banchi di scuola si sono disperate nel tentativo di ricordare date, nomi e avvenimenti legati allo studio della storia.

 

A Gradara il passato rivive, ma lo fa in modi inaspettati e divertenti, capaci di divertire e insegnare allo stesso tempo, offrendo esperienze che legano il passato al presente.

 

Non è un caso che questa vocazione si concretizzi proprio a Gradara, che vanta una grande tradizione legata al mondo del gioco, avendo ospitato la prima ludoteca pubblica in Italia.

 

Oggi questa attitudine si riflette nella possibilità di assistere a spettacoli e rievocazioni storiche che uniscono ad un’attenta cura filologica la spettacolarità fatta di animazioni pirotecniche e musicali, come le serate estive di “giovedì al Castello” o dell’ “Assedio al Castello”, evento che mette in scena la stoica resistenza della Rocca malatestiana sotto l’attacco di Sforza e Montefeltro alleati.

 

In queste e in tante altre occasioni i cittadini di Gradara indossano abiti tradizionali, ricreati con perizia di particolari e materiali da sarti specializzati, come Vanessa Menghi che dalla sua Sartoria dei Malatesta abbiglia redivive dame e cavalieri. Capita quindi di camminare per le vie di Gradara e vedere danze tradizionali di ogni epoca, da quella rinascimentale a quella barocca, e spettacoli storici preparati e allestiti con passione nel teatro del paese.

Chiunque può calarsi indietro nel tempo, vivendo in prima persona l’esperienza di percorsi animati e interattivi che prendono vita nei luoghi più suggestivi del borgo, un’opportunità unica di scoprire eventi storici recitandovi una parte attiva. 

 

E se si vuole un’alternativa ai pesanti tomi di storia del liceo, un famoso illustratore di Gradara, Alan D’Amico, ha creato un’intera graphic novel che ripercorre la storia della città tra nuvolette e splendidi disegni, oltre a un gioco da tavolo che porta le vicende delle signorie che dominarono Gradara ad essere decisa da carte illustrate e pedine colorate mosse dai giocatori.

I sapori antichi al confine
tra due terre

Ricette esplosive della tradizione

Osteria la botte

Gradara è città di confine, la cui storia si intreccia con quella della vicinissima Romagna, e con essa i sapori, tanto che si è arrivati a parlare di cucina “marchignola”. Un tour di sapori a cavallo tra due terre, come indica il nome dell’osteria Cibovagando o l’assortimento di pietanze offerte dall’“Emporio del gusto” – marchigiano romagnolo che accanto a prodotti come olio e vini tipicamente marchigiani propone il grappone alla pera, un’acquavite fruttata, o il curioso salame conservato in un dorato involucro fatto di cera d’api, tipicamente romagnoli. Gradara non manca però di prodotti strettamente ancorati alla sua storia, come il croccante Gradarino o il Cioccolatino Galeotto che rievoca nel palato la dolce passione tra Paolo e Francesca. Ma la ricetta tradizionale per eccellenza sono i “Tagliolini con la Bomba”.

Piatto tipicamente invernale che veniva preparato nei grandi camini delle case di campagna dall’azdora, la matrona regina del focolare, prendendo cipolla e lardo (o pancetta grassa) fatti soffriggere con l’olio prelibato del territorio; nel frattempo si cuocevano dei tagliolini in acqua e sale, si scolava l’acqua in eccesso lasciando il piatto un po’ brodoso e si versava nella pentola il lardo e la cipolla soffritti, aggiungendo del pepe. 

Cibovagando gradara

L’effetto dell’olio caldo versato nell’acqua provocava una vera esplosione di vapore che dà il nome a questo piatto, mangiato con avidità dai bambini mossi dalla gran fame e dall’ansia di aggiudicarsi una seconda porzione. 

 

Il risucchio veloce faceva rimbalzare i tagliolini bollenti contro il naso dei bambini, scottandolo, e dato che il piatto era servito quasi ogni giorno come unica possibilità, le piccole bruciature non avevano mai il tempo di rimarginarsi. 

 

Oggi è ancora possibile gustarsi questo piatto “povero” ma gustoso nel ristorane “La Botte”, che segue la filosofia di tutta Gradara di mantenere il legame con la tradizione culinaria, che rivive durante “Il Medioevo a Tavola”, giornate dedicate alla cucina medievale organizzate nel corso dell’anno, nelle quali i ristoranti del borgo si trasformano in vere e proprie taverne quattrocentesche.

biscotti gradara

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