Piobbico

Pesaro - Urbino

6 motivi per visitare Piobbico

Una storia di intrighi di palazzo, passioni, guerre, attentati scampati, torture e amicizie scomode.

 Se ciò non bastasse ad accendere la curiosità dei visitatori su questa, oggi, mite cittadina adagiata in una conca tra gli Appennini, difesa dalle due massicce guardie del monte Nerone e del monte di Montiego, senza dubbio sarà la natura, con i suoi meravigliosi paesaggi, a destare l’interesse. 


Piobbico è un piccolo borgo incastonato in una valle del pesarese, a 339 metri sul livello del mare, ed è attraversato da due corsi d’acqua, il Biscubio, che nasce da Bocca Serriola, e il Candigliano, che ha origine a Scalocchio, presso Città di Castello.

 È una cittadina di origine medievale, la cui storia si lega a doppio filo con quella della famiglia dei Brancaleoni, che tanta parte hanno avuto nel suo sviluppo: ne è testimonianza il pregevole Palazzo omonimo, con i suoi affreschi, il Museo civico degli Antichi Mestieri e una sezione geo-paleontologica. 

Il nuovo ed il vecchio borgo - Piobbico - Itinerario della bellezza

 E, infine, tra tradizione e magia non si può non citare il celeberrimo “Club dei brutti”, cifra significativa della cittadina, che oggi vanta oltre 30mila iscritti e il Sentiero dei Folletti, che accompagna i visitatori alla scoperta degli scorci mozzafiato di Piobbico 

La storia dei "Piobici", tra natura e medioevo

Un borgo immerso in un'atmosfera fatata

Chi giunge per la prima volta a Piobbico, borgo racchiuso e adagiato in una vallata nel cuore dell’Appennino umbro-marchigiano, crederà di ritrovarsi in un’atmosfera fiabesca: fiumi, torrenti, cascate, boschi e montagne rappresentano la cornice perfetta per rivivere le antiche favole che ancora si raccontano ai bambini.

 

Piobbico sorge proprio qui, alle falde del Monte Nerone e del Monte Montiego, dove il fiume Biscubio confluisce nel Candigliano. Le acque scorrono placide attraversando il paese, fluendo sotto i ponti e costeggiando le vie del vecchio borgo. La storia della genesi di Piobbico risale all’epoca medievale, intorno all’anno 1100, quando la famiglia dei Brancaleoni, di probabile origine tedesca, si arroccò su una collinetta lungo il dorso del Monte Nerone ove edificò un imponente Castello, simbolo di forza e maestosità, in una zona conosciuta come “Mondellacasa” e che, oggi, è chiamata “Muracci” per via dei ruderi rimanenti.

I Muracci - Piobbico - Itinerario della bellezza

Scesi a valle più tardi, siamo all’incirca al 1200, dopo aver inizialmente convissuto con la gente del luogo, i Brancaleoni si impossessarono poco a poco delle abitazioni di quella gente, cacciandola infine in maniera definitiva e facendo sorgere l’antico borgo. Il nome “Piobbico”, infatti, deriva dal precedente insediamento romano definito “publicum”, da cui “plobici” e, da ultimo, Piobbico. Per accedere all’odierno centro storico, occorre varcare due ingressi, la Porta di Ponente e quella di Levante.

La prima, conosciuta anche come Felignino, tramite un ponte a schiena d’asino che sovrastava il Candigliano, abbattuto durante la Seconda Guerra Mondiale, metteva in comunicazione il borgo con il Mercatale, un piano che, come dice il nome, ospitava un tempo il mercato del castello, con numerose botteghe artigiane di cui resta traccia negli archi romanici e gotici, ormai tamponati, visibili sulle facciate dei palazzi che bordeggiano la via Mercatale, che dell’antico sito conserva il nome.

Porta di ponente - Piobbico - Itinerario della bellezza

Varcata la Porta, la strada si divide in due parti, una di queste conduce alla Porta di Levante, l’altra alla scalinata di Palazzo Brancaleoni, tramite un percorso ad anelli.

Il secondo ingresso all’antico borgo, la Porta di Levante, presenta una caratteristica raffigurazione sopra l’arco, l’allegoria della Nicolosa, cioè della Prudenza. Da nihil osa, ovvero “non osare”, oggi il significato di questa figura è legato a doppiezza e falsità, a causa del detto “avere più facce della Nicolosa”; in realtà, originariamente, il senso dei volti della Nicolosa, questo triplo volto di uomo barbuto, indicava l’uomo prudente, in grado di vedere  contemporaneamente il passato, il presente e il futuro, valutando tutto con lungimiranza e attenzione.

Inoltrandosi nelle viuzze del borgo, infine, la vista viene rapita dai peculiari e unici colori delle abitazioni: dal rosso della pietra del Monte Montiego, al bianco della pietra corniola che riveste stipiti di porte e finestre.

Palazzo Castello Brancaleoni

Un labirinto di 135 stanze, simbolo del potere dei Brancaleoni

Castello Brancaleoni - Piobbico - Itinerario della bellezza

Cultura greca, latina e volgare italiana si mescolano, così come lo stile medievale, quello rinascimentale e quello barocco si fondono nel maestoso e ammaliante Palazzo Brancaleoni (attuale Castello) che, con le oltre sue 135 stanze, è testimone di intrighi e scrigno di segreti.

Un palazzo che è una vera e propria fonte storica: se anche fossero andati perduti i documenti che testimoniano la sua storia, questa potrebbe essere ricostruita dalle date e dai nomi che sono riportati nella parte superiore di ogni finestra e all’estremità di ogni portale. Iniziato a costruire nel 1200, il Castello si contraddistingue innanzitutto per il portale d’ingresso costruito in travertino, opera dell’architetto Genga, su cui spicca il leone rampante sotto la croce distesa, stemma dei Brancaleoni e simbolo dell’appartenenza della famiglia ai cavalieri di Malta.

“Praos kai tolmeros”, “mite e fiero” è il motto dei Brancaleoni sullo stemma, anche se la mitezza non scorreva propriamente nel loro sangue. Dal suggestivo corridoio a cielo aperto, percorrendo il quale, come sfogliando un libro di pietra, si possono notare finestre e portali riportanti incisioni in greco, latino o volgare, si accede al cortile rinascimentale e, successivamente, 

Corridoio a cielo aperto - Piobbico - itinerario della bellezza

alla stanza delle torture e dei trabocchetti (caratteristico lo sprofondo in uno spigolo della stanza circondato da lunghe e affilate lame di coltello, ove spesso precipitava l’ignara vittima, qui rinchiusa al buio). Percorrendo la scala principale del Castello, oggi ricostruita perché consumata per i tanti passaggi, ma col corrimano in travertino originale, si accede all’appartamento nobile, con la Sala Leon d’oro, così chiamata perché si narra che, un tempo, vi fosse davvero conservato un leone d’oro.

Cortile d'Onore - Piobbico - Itinerario della bellezza

Qui fanno bella mostra di sé degli stucchi in oro del pittore Federico Brandani, attivo anche nel Palazzo Ducale d’Urbino. Proseguendo il tour e inerpicandosi per il labirinto del maestoso Castello, calpestando il pavimento in originale cotto, arriviamo alla Camera Romana, la stanza della Contessa, abbellita da affreschi raffiguranti scene dell’antica Roma e da stucchi opera del Brandani; poi la camera del Conte Antonio II, conosciuta anche come Camera Greca, uno studiolo di meditazione con affreschi raffiguranti episodi del vecchio testamento.

Tutte le opere pittoriche, restaurate circa 40 anni fa, presentano colori vivi e vivaci. Affacciandosi al balcone spunta da lontano l’orologio della torre, costruito nel 1610, caratterizzato da una particolarità: il lato verso il borgo mostra normali numeri romani, all’interno del palazzo, invece, i numeri sono rovesciati e le lancette scorrono in senso antiorario.

Dulcis in fundo, dal reparto cucine si può ammirare l’ineffabile fuga di porte lungo la quale lo sguardo sembra perdersi all’infinito.

Camera Greca - Piobbico - Itinerario della bellezza

Non solo antichi mestieri a Piobbico

Tessitura, falegnameria e una fetta di polentone alla carbonara

Vecchi attrezzi del maniscalco e fabbro - Piobbico - Itinerario della bellezza

All’interno del Castello Brancaleoni è possibile tornare indietro di almeno mille anni e osservare da vicino come vivevano le persone di una volta.

Sì, perché una sezione del Museo Civico Brancaleoni è proprio dedicata agli antichi mestieri, usi e costumi del territorio. Possiamo, ad esempio, immaginare le mamme sedute davanti al telaio che confezionavano il corredo alle proprie figlie da maritare: lenzuola, federe, tele per abiti cuciti con canapa o lana.

Proprio con la lana erano tessuti a mano (e lo sono ancora oggi dall’artigiana dell’arte della tessitura, Michela Formica) i tappeti tradizionali di Piobbico con i loro vividi colori naturali estratti da erbe tintorie (tra tutti il guado), coltivate da contadini del territorio. Un altro mestiere molto diffuso a Piobbico era quello del boscaiolo che dalla legna del bosco ricavava il carbone e la carbonella, richiesta da quanti cucinavano nelle griglie.

Legato a questo mestiere è lo squisito “polentone alla carbonara”, cibo semplice che preparavano i boscaioli appendendo a un trespolo un caldaio, in cui versavano a pioggia la farina di polenta non appena l’acqua 

La bici dell'arrotino - Piobbico - Itinerario della bellezza
Antico Telaio - Piobbico - Itinerario della bellezza

bolliva, mescolando continuamente.

Una volta addensata, la polenta veniva rovesciata su un canovaccio e tagliata con uno spago, insaporita poi con del pecorino: insomma, un cibo semplice e nutriente che permetteva agli indefessi lavoratori di proseguire con maggiori energie il loro faticoso lavoro.

Una volta tagliata la legna, infatti, questa andava caricata su carri trainati dai muli. Era ovviamente il fabbro maniscalco a ferrare i muli che trasportavano la legna.

Tra le altre attività praticate a Piobbico c’era quella del falegname e nel museo possiamo osservare gli strumenti in uso all’epoca, dal tornio alla piallatrice-sega.

Troviamo, infine, gli attrezzi legati all’arte contadina, dal biroccio alle falcette con cui il grano veniva mietuto a mano e poi impilato in covoni, tramite le presse. Sulla slitta trainata dai buoi, poi, il grano veniva trasportato all’aia del contadino.

Slitta con grano - Piobbico - Itinerario dell bellezza

Il tour tra musei a palazzo e luoghi di culto

Cultura e meditazione a Piobbico

Il Castello Brancaleoni è sede oggi del Museo Civico, diviso in diverse sezioni. La parte più antica della struttura ospita la sezione archeologica, ove sono esposte delle magnifiche ceramiche del periodo medievale e rinascimentale.

Si tratta di elementi coloratissimi, perlopiù maioliche, rinvenute nelle varie parti del Castello durante i lavori di restauro eseguiti negli anni Ottanta. Sono state prodotte principalmente nel Ducato di Urbino, per la maggior parte a Casteldurante di Urbania.

Troviamo poi altri reperti che testimoniano il passaggio e gli insediamenti di popoli preromani e romani: in una zona remota del borgo, infatti, venne rinvenuta, all’interno di una abitazione oggetto di restauro, una fornace di origine romana (furono rinvenuti anche bronzetti con simboli votivi romani sulla vetta del Monte Nerone).

Palazzo Brancaleoni - Piobbico - Itinerario della bellezza

Ma il Museo Civico vanta reperti ancor più antichi, da quelli di origine gallica a reperti dell’età del bronzo (II millennio a.C.). Un’altra sezione del Museo è quella geo-paleontologica, che ospita campioni delle rocce presenti sul territorio oltre a reperti giurassici, tutti provenienti dal Monte Nerone. Non solo: lungo i corridoi di questa sezione è possibile osservare uno degli ultimi 

Fossili - Piobbico - Itinerario della bellezza
Chiesa S. Stefano - Piobbico - Itinerario della bellezza

meccanismi dell’orologio della torre. Il nome della famiglia Brancaleoni è legato anche ai luoghi di culto edificati a Piobbico, dalla chiesa di Santo Stefano al Santuario di Santa Maria in Val d’Abisso.

Per quanto riguarda la storia della prima, occorre render onore alla famiglia Brancaleoni, diversi membri della quale furono rettori della Chiesa, perché ricostruirono dalle fondamenta la struttura, completamente distrutta dopo il terremoto del 1781 che causò la morte di 22 persone.

La chiesa è un edificio in cotto con elementi di travertino a pianta ellissoidale; essa conserva dipinti di gran pregio, miracolosamente sopravvissuti al terremoto. Da segnalare, tra gli altri, il capolavoro di Federico Barocci “Il Riposo durante il Ritorno della Sacra Famiglia dall’Egitto”, unico per la tecnica a tempera impiegata.

Il Santuario di Santa Maria in Val d’Abisso, invece, sorge alle pendici del Monte Nerone e qui viene venerata la Madonna che, secondo una leggenda, apparve ad alcuni pastori proprio sul monte. Di stile romanico, risalente all’XI secolo, il Santuario, scelto come luogo di sepoltura da diversi componenti della famiglia Brancaleoni, si caratterizza, all’interno, per un’unica navata con soffitto a capriate.

Diversi tesori artistici di pregio sono conservati al suo interno, tra i quali un crocifisso di maiolica di Valerio Valeri di Civita Castellana e un affresco cinquecentesco raffigurante la Madonna.

Santuario di Santa Maria in Val d'Abisso - Piobbico - Itinerario della bellezza

Piobbico, un paradiso per gli appassionati di roccia

Le grotte di Piobbico e il mistero degli orsi delle caverne

Parete rocciosa - Piobbico - Itinerario della bellezza

Gli appassionati di trekking e speleologia qui a Piobbico troveranno pane per i loro denti… o, per meglio dire, roccia per i loro scarponi! Il territorio della città vanta infatti la grotta più profonda delle Marche, quella delle Tassare, posizionata sul versante nord-Est del Monte Nerone, verso Piobbico, di ben 445 metri di profondità. Essa è stata il teatro del primo esperimento compiuto dal noto “esploratore del tempo” Maurizio Montalbini, che qui si installò per qualche tempo, esperimento che in seguito ripeté restando per cinque mesi all’interno delle Grotte di Frasassi.

Un’altra grotta è quella dei Cinque Laghi, scoperta nel 1982 dal gruppo speleologi di Città di Castello. Essendo il suo ingresso posizionato su una parete a picco, nascosto da un cespuglio, la grotta rimase a lungo nascosta all’uomo. Lunga circa 1 chilometro e con varie diramazioni, la Grotta dei Cinque Laghi, il cui nome deriva dalla presenza di alcuni laghetti al suo interno, presenta la medesime caratteristiche e peculiarità delle Grotte di Frasassi, con le suggestive stalattiti e stalagmiti, pur differendo dalle grotte di Genga per le dimensioni più modeste delle sue stanze.

A causa delle difficoltà di accesso, la Grotta dei Cinque Laghi può essere visitata solo se si fa parte di un gruppo organizzato speleologico.

A scoprire questa grotta fu Marco Bani, un vero e proprio appassionato di speleologia e trekking che durante il periodo estivo si accampa con una tenda, insieme ad altri esperti come lui, proprio sul Monte Nerone ed è sempre alla ricerca di altre grotte dislocate sul massiccio.

Nel Museo Civico Brancaleoni, una sezione dedicata alla speleologia racconta anche la vita all’interno delle grotte del Monte Nerone: in una teca è stato infatti ricostruito il fondo della grotta così come gli studiosi l’hanno scoperta e studiata con reperti sui generis, ovvero sessanta scheletri dell’Ursus Spelaeus, l’orso delle caverne.

Gli esperti non sanno ancora spiegarsi la presenza dei resti di questi animali: probabilmente, sostiene qualcuno, gli orsi si lasciavano morire in quella zona in particolare durante il periodo del letargo; altri hanno avanzato l’ipotesi che una frana abbia bloccato l’imbocco della grotta e gli orsi siano rimasti intrappolati all’interno.

Infine, all’interno della Grotta delle Tassare sono stati ritrovati resti scheletrici di alcuni esemplari di orso bruno, scomparso anni fa dal Monte Nerone. 

Il club dei brutti ed il sentiero dei folletti

La prima agenzia matrimoniale a Piobbico e la passeggiata panoramica con i folletti

Forse non tutti sanno che Piobbico è celebre per aver fondato una delle prime agenzie matrimoniali d’Italia. Tutto nasce nel lontano 1879 quando in paese troppe erano le donne nubili che avevano superato i venti anni d’età e il cui mantenimento era un peso per la famiglia.

Per ovviare al problema, con lo scopo di maritare le “zitelle” di Piobbico nacque il Club dei brutti: proprietari terrieri, sindaco, notaio e prete del paese istituirono la figura del Presidente dei brutti (nominato il 9 settembre di ogni anno) che aveva l’onere di reperire dei mariti per queste donne, definite “brutte”, come una vera e propria agenzia matrimoniale. 

Ingresso club dei brutti - Piobbico - Itinerario della bellezza

A cavallo tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, il Club dei brutti assunse una connotazione goliardica: era tradizione eleggere “il più brutto” del paese, caricarlo su di un carretto con una damigiana di vino e indurlo a ubriacarsi, trasformando in parodia la funzione dell’agenzia matrimoniale.

Fu poi Telesforo Iacobelli, negli anni Settanta, a rendere noto in Italia il Club dei brutti,  
partecipando alla trasmissione televisiva Portobello. Concludendo l’itinerario fatto di curiosità e misteri che aleggiano su Piobbico, non si può non citare il Sentiero dei Folletti, una passeggiata panoramica che prende avvio da via Garibaldi e che può essere percorsa da tutti, adulti e bambini.

Lungo l’itinerario, che si attraversa in circa venti minuti tra andata e ritorno, si potrà percorrere una passerella protetta sospesa sul vuoto, che offre ai visitatori una vista mozzafiato. Il percorso prende il nome di “Sentiero dei folletti” perché, poco oltre il punto d’avvio della passeggiata, una sagoma di ferro a forma di folletto saluta a braccia aperte quanti si trovano a percorrere l’itinerario.

Una foto con i bambini è, quindi, d’obbligo!

Rio Vitoschio - Piobbico - Itinerario della bellezza

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