San Costanzo

Pesaro - Urbino
San Costanzo - Centro Storico

6 motivi per visitare
San Costanzo​

San Costanzo si erge come un balcone naturale tra la Valle del Metauro e quella del Cesano. Dalle sue mura, lo sguardo spazia dai profili degli Appennini fino alla linea azzurra dell’Adriatico, offrendo una sintesi perfetta della bellezza marchigiana: un borgo dove la brezza marina incontra la quiete delle colline.

Le radici del borgo sono antichissime, risalenti all’Età del Ferro, come testimoniano i preziosi reperti della necropoli picena. Nel tempo, l’insediamento si è trasformato in un autorevole castello medievale, le cui tracce vivono ancora nei vicoli ripidi, negli archi e nelle mura che cingono il cuore del centro storico.

Il fulcro della vita cittadina è Piazza Perticari, uno spazio armonioso dove la storia si fa architettura. Qui dominano la Torre Campanaria, antico baluardo difensivo, e la Chiesa Collegiata, custode di tesori d’arte sacra e reliquie secolari che raccontano la devozione di una comunità orgogliosa delle proprie origini.

Vero gioiello del borgo è Palazzo Cassi, storica dimora nobiliare e cenacolo letterario che ospitò illustri intellettuali come Giulio Perticari. Oggi il palazzo, con la sua Quadreria e la Sala Archeologica, funge da custode della memoria e fulcro culturale, accogliendo i visitatori in ambienti di straordinaria eleganza.

Incastonato nel torrione del palazzo roveresco, il Teatro della Concordia è un simbolo unico della storia locale. Piccolo e prezioso gioiello acustico, vanta una particolarità rara: la possibilità di scorgere il mare direttamente dal palcoscenico, unendo idealmente l’arte della finzione scenica alla bellezza del paesaggio reale.

San Costanzo celebra la sua identità attraverso la Sagra Polentara, la più antica delle Marche con oltre duecento edizioni. Dai sapori della tradizione, come i celebri piatti dei maestri polentari, alle atmosfere della Valle dei Tufi, il borgo offre un’esperienza sensoriale autentica che profuma di storia e accoglienza.

Storia di San Costanzo

Dalla Necropoli Picena ai fasti rinascimentali

San Costanzo, incantevole borgo marchigiano, vanta una storia millenaria che affonda le sue radici nell’età del Ferro. Tra l’VIII e il VI secolo a.C., queste terre furono abitate dai Piceni, un popolo dedito all’agricoltura, alla caccia e alla pastorizia, che ha lasciato una delle necropoli più significative delle Marche, parzialmente esplorata negli anni ’20 del Novecento.

 

Durante l’epoca romana, San Costanzo occupava una posizione strategica, come attestano i numerosi reperti archeologici rinvenuti. Si ipotizza che le guarnigioni romane, durante la celebre battaglia del Metauro contro Asdrubale, abbiano attraversato queste terre provenendo da Senagallica, l’odierna Senigallia. Nel XV secolo, il castello di San Costanzo divenne una roccaforte di rilievo sotto i Malatesta, che eressero le mura difensive del borgo, rafforzate nel 1429 dai fanesi per prevenire un’invasione viscontea.

Torre Campanaria
San Costanzo - Veduta del borgo

 Tra il XIV e il XV secolo, il borgo subì alterne dominazioni, ma il consolidamento urbanistico e l’aggiornamento delle fortificazioni si devono a Giovanni della Rovere, come indicano le bocche da fuoco incise con “IO DUX”. Le mura, caratterizzate da torri cilindriche e una scala interna a spirale nota come “la lumaca”, mostrano un impianto urbanistico e una coerenza funzionale. Dopo alterne vicende, nel 1520 San Costanzo passò sotto il dominio dello Stato della Chiesa, assumendo la configurazione rinascimentale ancora visibile in alcuni eleganti edifici signorili.

 

L’ingresso del borgo è impreziosito dalla fontana di piazza, realizzata nel 1904 per celebrare il primo acquedotto consorziato. Costruita in pietra calcarea locale, la fontana, inizialmente criticata per non soddisfare le necessità idriche delle campagne, è oggi un simbolo cittadino, restaurata e dotata di un sistema di ricircolo. In Piazza Perticari si ammirano la Torre Campanaria, un tempo parte delle difese, la chiesa collegiata e le mura malatestiane, che testimoniano l’importanza storica e culturale di questo borgo.

Palazzo Cassi

“Ateneo d’Italica sapienza”

Palazzo Cassi, situato nel cuore di San Costanzo, rappresenta un’elegante dimora storica di straordinaria rilevanza culturale e architettonica, simbolo della tradizione nobiliare e intellettuale del borgo. Costruito nel XVIII secolo dalla famiglia Cassi di Pesaro come residenza estiva, il palazzo è il risultato dell’armoniosa unione di tre unità abitative: Palazzo Mei, acquistato dal conte Francesco Cassi nel 1814, e due palazzi appartenenti in precedenza alla famiglia Diotallevi. Francesco Cassi, illuminato mecenate, trasformò questa residenza in un vero centro culturale, soprannominandola “Ateneo d’Italica sapienza” per la sua frequentazione da parte di artisti e intellettuali.

 

Tra i suoi ospiti illustri vi furono Giulio Perticari, celebre letterato, che trascorse gli ultimi giorni della sua vita in una delle stanze del palazzo, dove si spense nel 1822, lasciando un’impronta indelebile nella storia culturale di San Costanzo, insieme alla moglie Costanza Monti, figlia del rinomato poeta Vincenzo Monti. Fino a qualche anno fa, il palazzo ospitava la sede del Comune di San Costanzo, ma dopo un accurato restauro, concluso nel 2013, è stato restituito alla comunità come vivace centro culturale e sociale. A piano terra si trovano la biblioteca comunale “A. Betti”, una mediateca e sale dedicate a conferenze ed esposizioni.

San Costanzo - Palazzo Cassi
San Costanzo - Palazzo Cassi

Il primo piano, noto come “piano nobile”, accoglie una pinacoteca con opere del XVI-XVIII secolo, tra cui dipinti di origine ecclesiastica come Il Battesimo dell’Imperatore Costantino di Terenzio Terenzi, detto il Rondolino, e un affresco raffigurante la Madonna con Bambino, attualmente oggetto di restauro conservativo.

 

Quest’ultimo, proveniente dalla Chiesa del Cimitero, presenta caratteristiche stilistiche che richiamano influenze “pierfrancescane”. Tra le curiosità storiche spicca una bolla rilasciata da fra Raphael Riphoz, uno degli inquisitori del processo a Galileo Galilei, e la Sala Napoleonica, che custodisce litografie legate al trasferimento delle spoglie di Napoleone Bonaparte.

 

Questo piano ospita inoltre una sezione dedicata all’abitato protostorico e alla necropoli picena, con reperti risalenti al VII e VIII secolo a.C. Al secondo piano si trovano le “Maschere del Castello”, creazioni uniche della stilista Anna Lorenzetti ispirate ai tarocchi e ai Re Magi medievali, oltre a una collezione di opere di Roberto Natale Patrizi, in arte Agrà, che ritrae paesaggi dell’entroterra.

 

Completano l’offerta culturale una mostra fotografica curata da Paolo Alfieri, che documenta la vita rurale e le tradizioni locali. Il suggestivo cortile interno, ristrutturato, ospita concerti e manifestazioni culturali, consolidando il ruolo di Palazzo Cassi come custode della memoria storica e fulcro della vita culturale di San Costanzo.

L'anima spirituale

L’eredità degli Agostiniani

San Costanzo, un tempo centro di intensa vita religiosa, vantava un patrimonio spirituale articolato attorno a numerose chiese, tra cui la chiesa di Sant’Agostino, un esempio emblematico di fede, arte e storia. La presenza degli Agostiniani a San Costanzo risale a prima del 1445, con un convento inizialmente situato a Monte Campanaro.

 

Successivamente, per un contatto più diretto con la popolazione, il vecchio convento venne demolito e ricostruito con una nuova chiesa nel 1610 grazie alla generosità del conte Pietro Barbetta e della comunità locale. La chiesa, dedicata a Maria Santissima Regina del Cielo e a San Pietro, è conosciuta come Chiesa di Sant’Agostino.

 

Completata nel 1617, conserva sulla facciata una lapide in arenaria in memoria dei benefattori. Al suo interno si trovano cinque altari adornati di pregevoli stucchi e tele ispirate alla spiritualità agostiniana, tra cui il Crocifisso, la Madonna, Sant’Agostino e San Nicola. 

San Costanzo - Chiesa di Sant Agostino
San Costanzo - Chiesa di Sant Agostino

L’altare maggiore, in marmo, è sovrastato da un dipinto raffigurante la Consegna delle Chiavi a San Pietro, mentre nel presbiterio si ammirano due grandi tele di Giuseppe Ceccarini: un Miracolo di San Nicola da Tolentino e la Tomba di Sant’Agostino. Di particolare pregio è la Crocifissione realizzata da Ceccarini nel 1785, collocata nel primo altare di sinistra, sotto il quale si trova un Cristo Morto in legno del 1826 opera di Filippo Reali, allievo del Canova. Tra gli elementi di spicco vi è anche un organo di Gaetano Callido, datato 1785, che domina la cantoria. La chiesa, oltre alla sua bellezza artistica, è al centro delle celebrazioni religiose, come la suggestiva processione del Venerdì Santo, in cui il simulacro del Cristo Morto e della Madonna Addolorata percorrono le vie del paese.

 

Durante la Settimana Santa, viene allestita la Machina del Monte Calvario, una rappresentazione della Passione di Cristo con statue in cartapesta dipinte ad olio. La chiesa custodisce inoltre le tradizioni delle Confraternite della Madonna della Cintura e della Buona Morte, che hanno contribuito nei secoli alla cura e valorizzazione del luogo. Nonostante la soppressione del convento nel 1811 durante il Regno Italico, la chiesa rimase aperta al culto e continua a rappresentare un baluardo della spiritualità e della cultura di San Costanzo.

Il treatro della Concordia

Teatro vista mare

Il Teatro della Concordia di San Costanzo, incastonato nell’antico torrione del palazzo roveresco, è un simbolo della cultura e della storia locale.

 

Ricavato nel 1721 in una sala dell’ala residenziale sud orientale del castello, originariamente destinata a momenti di festa della comunità vanta una lunga tradizione, con documenti che ne attestano l’attività teatrale già in quel periodo. La sua struttura, a ferro di cavallo con due ordini di palchi e un loggione, riflette le trasformazioni avvenute nel tempo, inclusi restauri significativi, l’ultimo dei quali conclusosi nel 1987 e decisivo per la riapertura e il rilancio come luogo di eventi culturali.

 

Nel 1778 il teatro ospitò la commedia musicale I Viaggiatori di Pasquale Melilotti, musicata da Nicolò Piccini mentre Filippo Nicolini, Maestro di Cappella di Mondavio, recitava la parte del protagonista Giancostanzo. Tra i protagonisti, il sancostanzese Giambattista Cenerini, primo violino “de’ Balli”.

San Costanzo - Teatro della Concordia
San Costanzo - Teatro della Concordia

L’opera, dedicata a monsignor Carlo Livizzani, Presidente della Legazione di Urbino, confermò il ruolo del teatro come centro di produzione artistica. Il libretto della commedia, conservato nella Biblioteca Federiciana di Fano, testimonia la vivacità culturale del teatro nel Settecento.

 

La sala, accogliente e intima, offre un’esperienza unica grazie alla straordinaria posizione che consente, dal palco, di ammirare il mare Adriatico. Questo panorama, che si estende fino all’orizzonte, aggiunge al fascino scenico un elemento naturale mozzafiato, particolarmente suggestivo di giorno. Questa peculiarità rende il teatro non solo un luogo di cultura ma anche un’attrazione turistica di grande richiamo.

 

Il teatro ha subito diversi danni nel tempo, tra cui un incendio che causò la perdita del materiale di scena, incluso un sipario dipinto raffigurante un Ingresso Trionfale. Nonostante ciò, è stato recuperato con interventi mirati, pur sacrificando parte dell’aspetto originario. Oggi, il Teatro della Concordia è un centro culturale vivace, con una programmazione che spazia dalla prosa alla musica e agli spettacoli per famiglie, consolidando il suo ruolo come cuore pulsante della comunità.

Natura e tradizioni si incontrano

Gruccione, panorami unici e sagre storiche

Il territorio di San Costanzo è celebre anche per i percorsi storico-naturalistici come “Su e giù per le valli”, il percorso escursionistico Flaminia-Cesano e la “Valle dei tufi”, che attraversano la valle del Metauro e del Cesano, offrendo un’immersione nella bellezza naturale e nella storia agricola locale. Lungo il percorso, all’ombra di secolari querce, si consumano merende e prelibatezze tradizionali che i maestri polentari offrono agli ospiti.

 

Nei percorsi naturalistici, oltre all’osservazione della flora e della fauna, è possibile ammirare una ricca avifauna, tra cui spicca il gruccione. Questo splendido uccello dai colori vivaci – giallo, verde, blu e marrone – è una delle specie simbolo della Valle del Tufo.

 

Nidifica lungo le pareti tufacee, scavando gallerie nei terreni sabbiosi e creando colonie animate durante la stagione riproduttiva. Un elemento distintivo che attira sicuramente l’attenzione di birdwatcher e amanti della natura.

San Costanzo - Centro Storico
San Costanzo - Valle dei tufi

I visitatori possono quindi godere non solo dei panorami mozzafiato, che spaziano dalla montagna al mare, ma anche dell’opportunità di osservare da vicino una delle specie più affascinanti dell’avifauna locale, rendendo ogni visita un’esperienza unica tra storia, cultura e natura. Le sagre tradizionali di San Costanzo, come la Sagra della Polenta e la Sagra della Crescia, rappresentano un viaggio autentico tra sapori, storia e tradizioni. La Sagra della Polenta, con oltre 200 anni di storia, è una delle più antiche delle Marche. Il ragù, preparato seguendo una ricetta segreta tramandata da generazioni, è il cuore di questo evento che celebra la convivialità e il gusto.

 

A Stacciola, ogni agosto, la Sagra della Crescia accoglie migliaia di visitatori, con una produzione straordinaria di 14.000 cresce in soli tre giorni. La cottura, che utilizza tralci di vite secondo l’antica tradizione, aggiunge un tocco unico a questa specialità. Per chi vuole scoprire i segreti di questa prelibatezza, la Scuola della Crescia offre un corso che unisce teoria e pratica, permettendo di apprendere l’arte della preparazione tradizionale.

La cultura locale vive anche grazie alla LUIS (Libera Università Interculturale Stacciolana), che propone lezioni settimanali su temi culturali, regalando un’immersione nelle tradizioni di San Costanzo.

Stacciola e Cerasa

Capitoli di un’unica storia

San Costanzo, con le sue suggestive frazioni di Stacciola e Cerasa, rappresenta un autentico scrigno di esperienze, immerso in un paesaggio che affascina per la sua bellezza e unicità. Ogni borgo racconta una storia secolare, fatta di comunità coese e di legami indissolubili con il territorio. Stacciola, piccolo gioiello di origine medievale, conserva il suo fascino intatto attraverso testimonianze come il forno comunitario del 1795, un simbolo della tradizione e dello spirito di condivisione che caratterizzava la vita del borgo.

 

Questo forno, ancora oggi funzionante durante eventi comunitari, rappresenta un legame vivo con le antiche abitudini di solidarietà, quando il pane veniva preparato e cotto insieme, unendo le famiglie del borgo. La chiesa parrocchiale di San Giovanni Evangelista, un tempo cappella gentilizia dei Conti Mauruzi, è un punto di riferimento storico e spirituale, al cui interno sono custoditi preziosi documenti e opere d’arte. 

San Costanzo - Chiesa di San Lorenzo
San Costanzo - Ingresso Borgo Benedettino

Tra questi, spicca il “Libro delle Anime”, un registro unico che offre uno sguardo sulla vita religiosa e sociale della comunità, conservando nomi, tradizioni e vicende che raccontano secoli di storia locale. La frazione è anche profondamente legata a figure storiche di rilievo, come Niccolò Mauruzi da Tolentino, a cui Pandolfo Malatesta concesse il feudo nel 1412 in segno di riconoscenza per le sue vittorie militari. Questo intreccio di storie e personaggi dona a Stacciola un’aura di autenticità e prestigio.

 

Cerasa, d’altro canto, rivela un passato altrettanto importante, profondamente legato alle sue origini benedettine. Il borgo, noto in origine come “Querciafissa”, venne ricostruito nel XIII secolo con le macerie del castello precedente e trasformato in un centro fortificato grazie all’intervento dell’abate Martinozzi nel 1380. Il castello, con la sua imponente cinta muraria e le tracce di beccatelli, narra ancora oggi la sua lunga storia. La chiesa di San Lorenzo, costruita nel 1346 e riedificata in seguito, rappresenta un vero gioiello architettonico spirituale. Al suo interno, un organo settecentesco realizzato da Gaetano Callido, una fonte battesimale del 1629 e una lapide in caratteri gotici che ricorda la primitiva costruzione, arricchiscono il patrimonio artistico del borgo.

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