Descrizione
San Costanzo, con le sue suggestive frazioni di Stacciola e Cerasa, rappresenta un autentico scrigno di esperienze, immerso in un paesaggio che affascina per la sua bellezza e unicità. Ogni borgo racconta una storia secolare, fatta di comunità coese e di legami indissolubili con il territorio. Stacciola, piccolo gioiello di origine medievale, conserva il suo fascino intatto attraverso testimonianze come il forno comunitario del 1795, un simbolo della tradizione e dello spirito di condivisione che caratterizzava la vita del borgo. Questo forno, ancora oggi funzionante durante eventi comunitari, rappresenta un legame vivo con le antiche abitudini di solidarietà, quando il pane veniva preparato e cotto insieme, unendo le famiglie del borgo.
La chiesa parrocchiale di San Giovanni Evangelista, un tempo cappella gentilizia dei Conti Mauruzi, è un punto di riferimento storico e spirituale, al cui interno sono custoditi preziosi documenti e opere d’arte. Tra questi, spicca il “Libro delle Anime”, un registro unico che offre uno sguardo sulla vita religiosa e sociale della comunità, conservando nomi, tradizioni e vicende che raccontano secoli di storia locale. La frazione è anche profondamente legata a figure storiche di rilievo, come Niccolò Mauruzi da Tolentino, a cui Pandolfo Malatesta concesse il feudo nel 1412 in segno di riconoscenza per le sue vittorie militari. Questo intreccio di storie e personaggi dona a Stacciola un’aura di autenticità e prestigio.
Cerasa, d’altro canto, rivela un passato altrettanto importante, profondamente legato alle sue origini benedettine. Il borgo, noto in origine come “Querciafissa”, venne ricostruito nel XIII secolo con le macerie del castello precedente e trasformato in un centro fortificato grazie all’intervento dell’abate Martinozzi nel 1380. Il castello, con la sua imponente cinta muraria e le tracce di beccatelli, narra ancora oggi la sua lunga storia. La chiesa di San Lorenzo, costruita nel 1346 e riedificata in seguito, rappresenta un vero gioiello architettonico spirituale. Al suo interno, un organo settecentesco realizzato da Gaetano Callido, una fonte battesimale del 1629 e una lapide in caratteri gotici che ricorda la primitiva costruzione, arricchiscono il patrimonio artistico del borgo.
















