Descrizione
La Rocca di Monte Cerignone, situata sul punto più alto del borgo, è una testimonianza storica di rilievo. Costruita dai Conti di Montefeltro e ristrutturata nel 1478 da Francesco di Giorgio Martini su incarico del Duca Federico di Urbino, unisce le caratteristiche difensive di una fortezza all’eleganza di una residenza signorile, rappresentando il passaggio ai canoni rinascimentali. Originariamente dotata di due torri principali e possenti muraglie, la Rocca ospitò il Tribunale e il Commissario Feretrano, mantenendo la sua centralità amministrativa anche dopo la perdita del primato a favore di San Leo.
Elementi come la facciata rinascimentale, le finestre eleganti e l’aquila feltresca scolpita testimoniano il valore artistico dell’edificio, sopravvissuto nei secoli come simbolo della storia e della cultura del Montefeltro. Durante il periodo in cui fungeva da centro giudiziario, la Rocca ospitava un carcere articolato in due sezioni: il “carcere duro” per i crimini gravi, situato nello scantinato, e il “carcere alla larga” per i reati minori. La giustizia, amministrata con rigore, prevedeva l’uso della tortura, sebbene limitata ai tratti di corda. Monte Cerignone si distingue anche per le sue istituzioni sociali. Il “Magazzeno dell’Abbondanza”, situato nella Rocca, garantiva la distribuzione di grano durante le carestie, mentre l’Ospedale e il Monte di Pietà fornivano assistenza economica, contrastando l’usura.
Fondamentale per la memoria storica è l’Archivio, istituito nel 1640 per conservare documenti pubblici e privati. Riorganizzato dal Gesuita P. Natale Fabrini, contiene suppliche firmate dai Duchi d’Urbino, istruttorie processuali, autografi e pergamene risalenti al XII secolo. Tra i reperti più antichi vi è un frammento dell’XI secolo relativo alla Santa Messa, che rende l’Archivio una preziosa testimonianza del passato glorioso di Monte Cerignone.
A completare questo viaggio nel tempo, il Museo della Civiltà Contadina, ospitato nella Rocca stessa, offre uno spaccato sulla vita rurale della regione. Attraverso strumenti agricoli, attrezzi artigianali e oggetti d’uso quotidiano, il museo racconta il lavoro e le tradizioni delle comunità contadine, legando indissolubilmente il presente del borgo alla sua eredità storica e culturale.





















