Descrizione
Nel mezzo del verde della campagna mondolfese, che vanta il riconoscimento di spiga verde FEE, sulla riva sinistra del fiume Cesano, costruita con materiali di recupero di epoca romana, sorge l’Abbazia di San Gervasio di Bulgaria, una delle più antiche chiese della Diocesi di Senigallia, se non una delle più enigmatiche, che offre, a quanti varchino la soglia, uno scrigno di tesori e segreti misteriosi. Risalente al secolo V-VI, la struttura sorge nel mezzo di un’area archeologica, in una zona occupata dai Bulgari, una popolazione barbara che strinse alleanza con i Longobardi. L’edificazione dell’Abbazia a ridosso della Strada Provinciale 424 della Valcesano non desta stupore e questo perché, un tempo, le chiese e i templi venivano appositamente innalzati nei pressi delle strade di maggior afflusso, proprio affinché il Verbo si diffondesse in maniera più agevole e capillare. Tra l’altro, in questo territorio, è altamente probabile che si trovasse la stazione di posta di Ad Pirum Filumeni, così come riportato nella Tabula Peutingeriana, luogo di scambi commerciali e non solo.
Esternamente, l’Abbazia mostra una pianta basilicale composta di tre navate, all’interno, invece, si presenta una sola navata principale, in seguito ai rimaneggiamenti che, durante il Settecento, interessarono le parti interne alla chiesa. L’altare è rivolto a Est, dalla parte in cui sorge il sole, perché la Chiesa venera proprio il Sole di Giustizia, ovvero Cristo Signore. A metà della navata è possibile individuare la soglia di un varco, forse la porta della precedente struttura, ingresso alla costruzione più antica dell’Abbazia, la cui datazione originale è avvolta nel mistero, probabilmente si può legare a un martyrium, ovvero un luogo ove si venerava la reliquia di un santo. Ma è la cripta “a fungo” la particolarità suggestiva dell’intera Abbazia, un manufatto sorretto da una colonna in marmo cipollino, nel cui mezzo si trova il più grande sarcofago ravennate delle Marche, un vero gioiello d’arte, che tradizione vuole contenere il corpo di San Gervasio con incise la Croce, il labaro costantiniano, i pavoni e l’edera. Merita attenzione anche il Fonte battesimale, risalente al XII secolo, oggi salvaguardato nel Palazzo comunale di Mondolfo.









